Notizie Scolastiche

Questo blog è curato da Bartolo Pavone esperto sindacalista del mondo scolastico.

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mercoledì 24 aprile 2013

LA SCUOLA CON OBIETTIVI DIVERSI.....SPERIAMO.


In tempo di promesse pre-elettorali abbiamo scelto di adottare un profilo diverso: non un generico richiamo alle tante esigenze della scuola ma la scelta di attendere l’esito delle elezioni, fare proposte concrete una volta formato il nuovo governo.
Una linea che sostanzialmente dice: confrontiamoci sui temi concreti e non sulle promesse.
L’esito del voto ha dato testimonianza di una grande richiesta di cambiamento.  Come  Scuola abbiamo richiesto e continuiamo a richiedere un Governo attento ai problemi della gente e all’individuazione delle soluzioni.
La politica deve risolvere i problemi, non solo esaminarli, valutarli.
Auspichiamo che si formi un governo che punti sul cambiamento e con cui poter aprire il confronto. Siamo convinti che ci sono proposte fattibili anche nel momento difficile che viviamo. Proprio ora  c’è ancora più bisogno di far sentire la voce della scuola, di chi a scuola ci lavora ogni giorno, chiamando ad una assunzione di responsabilità chi, chiedendo il voto ai cittadini, ha il dovere di praticare una soluzione concreta a questi problemi.
Il richiamo all’istruzione come elemento fondamentale per lo sviluppo del Paese è unanime.
Vogliamo che questa centralità venga resa una pratica concreta, che vengano date risposte a chi fa funzionare la scuola.
E’ il lavoro che, con impegno e passione, si fa ogni giorno a scuola che garantisce continuità e qualità del nostro sistema di istruzione. Non si può, però, pensare che si possa andare avanti così all’infinito senza i necessari interventi di supporto e di riconoscimento professionale.
La Scuola indica tre direttrici.
Serve una politica economica che sposti  risorse da sprechi e privilegi a favore della scuola.
Il Def è stato approvato e, – a saldi dati– per l’istruzione non c’è un euro.
Per cambiare le poste occorre un nuovo Governo. Serve un esecutivo autorevole per il cambiamento.
Bisogna decidere di uscire da una politica scolastica restrittiva e investire sulla scuola italiana portandola al livello degli altri Paesi europei.
Va risolta la questione del precariato: le scelte da assumere sono quelle della continuità e della stabilità degli organici.
Va sburocratizzato il sistema.
Il sindacato non può e non vuole essere un sindacato ‘ in attesa’.
Per il cambiamento serve più sindacato, un sindacato autorevole, con solide competenze, con idee chiare.Se pensiamo a questi ultimi mesi, tra gli obiettivi che sono stati raggiunti, pur in una situazione economica molto complessa, c’è il pagamento degli scatti di anzianità. Una condizione che si è realizzata perché il sindacato si è preso la responsabilità di trovare una soluzione, di individuare gli strumenti per realizzarla.
L’Italia sta viaggiando con il ‘pilota automatico’. Ci sono scadenze che vanno rispettate, impegni di spesa che vanno pagati, provvedimenti che reiterano i loro effetti. Se non ci saranno interventi, automaticamente ci sarà da pagare l’IMU, l’aumento dell’IVA e, in autunno, una ulteriore tassa sui rifiuti.
E’ del tutto evidente l’esigenza di un governo che caratterizzi il cambiamento nella soluzione dei problemi concreti delle persone. Il ruolo del sindacato è quello di rappresentare un  riferimento solido e necessario per i lavoratori con una forte pressione capace di spostare decisioni, migliorare le condizioni.
Partiamo dalla condizione retributiva: occorre risolvere la questione dei bassi stipendi.
Riceviamo molte lettere e mail che segnalano l’innalzarsi dei livelli di difficoltà economica nel personale della scuola. Un collaboratore ci ha scritto che con il suo basso stipendio (poco più di mille euro) e due figli non ce la fa, riconosce di avere quello che lui definisce ‘ un impiego stabile’ ma denuncia anche una condizione di impoverimento preoccupante.  Di tenore simile sono le mail che giungono dagli insegnanti che si trovano quotidianamente a fare i conti con le ristrettezze dell’attuale situazione economica e che comprendono con sempre maggiore difficoltà il divario crescente tra il loro stipendio e quello dei colleghi europei.
Serve una inversione di tendenza. Va lanciato subito il rinnovo contrattuale per il triennio successivo al 2013.
Bisogna cambiare il sistema delle retribuzioni per il personale della scuola che va adeguato alla specificità della professione, rimettere al centro del sistema l’istruzione pubblica.
Va modificato il decreto 150, riconoscendo la specificità della scuola e rinviando alla contrattazione la regolamentazione del rapporto di lavoro.La parte più difficile è far diventare questo obiettivo oggetto di concreta decisione politica, legislativa, amministrativa.
E’ possibile farlo.  I paesi europei che hanno scelto di puntare sull’istruzione, pur in tempi di difficoltà dei mercati finanziari internazionali, spostando risorse nei loro bilanci, hanno un quadro economico più favorevole.
In questo periodo, la stessa scelta la sta perseguendo il presidente degli Stati Uniti, Barak Obama, che pur in presenza di vincoli di bilancio rigidi (la manovra proposta dal presidente dovrebbe ridurre il deficit di 1.800 miliardi di dollari in 10 anni) con interventi di riduzione della spesa ed entrate fiscali, prevede comunque un programma di investimenti in infrastrutture e istruzione. Assieme al tema delle risorse, quelle per l’adeguamento delle retribuzioni e per gli investimenti in istruzione, si può affrontate subito la questione del personale precario assegnando tutti i posti disponibili nell’organico di diritto, sbloccando le immissioni del personale Ata, modificando il sistema di reclutamento degli insegnanti dando un ruolo alla scuola e agli insegnanti e modificando l’attuale meccanismo a partire  dai tirocini formativi attivi.
 Gli organici devono essere: stabili, pluriennali, di rete.
Su questo impianto tutti ci danno ragione, esiste già una legge che deve essere solo attuata.  Un ritardo che va colmato senza ulteriori indugi.
E poi ci vuole meno burocrazia. Bisogna puntare sull’autonomia scolastica, sulle reti di scuole, trasformando il ministero da organo di gestione amministrativa in organo di supporto professionale.
Oggi la burocrazia è tale che ogni atto ministeriale necessita di più livelli di autorizzazione, di passaggi da un ufficio all’altro di amministrazioni che non si fidano l’una dell’altra. Bisogna ridare centralità alla didattica.
Risorse, precariato, sburocratizzazione: sono i versanti per far valere la propria capacità di azione per individuare soluzioni concrete. Noi tutti operatori del sistema scolastico, abbiamo la responsabilità di condurre questa azione.

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